Giacomo Bertò è uno studente di 16 anni del Liceo Classico Arcivescovile di Trento. E per noi è il miglior studente del 2020.

Studente dell'anno 2020

Come tutti i giovani, si è ritrovato improvvisamente mancante di un importante punto di riferimento: la Scuola. Non solo il virus, ma la didattica a distanza, la perdita del contatto e del dialogo con i coetanei, la privazione delle esperienze che solo in classe, tra i corridoi e con le gite, si possono fare, hanno convinto lo studente a scrivere una “lettera d’amore” alla Scuola.

Un testo scritto di getto e con emozione verso quelle quattro mura che talvolta sono tanto detestate ma che, quando vengono a mancare, lasciano un vuoto che rappresenta tutto il loro valore.

Giacomo ha messo su carta sentimenti che molti altri studenti d’Italia provano ogni giorno, che però vengono trascurati e a volte ignorati dagli “altri”: gli adulti, le autorità, chi non comprende che per Giacomo e tutti coloro che rappresenta, stare a casa non significa vacanza ma subire un torto, al netto della pandemia del Coronavirus.

Cara Scuola, tu sei molto più! Sei centro di aggregazione, luogo d’incontro di anime ribelli dai volti brufolosi, dove ognuno scopre il suo piccolo spazio. Sei una palestra dove le nostre teste crescono, si confrontano, dove ci si innamora, si sogna, si cresce

GIACOMO BERTÒ

Il desiderio di tornare in classe e la voglia di fare qualcosa hanno ispirato Giacomo Bertò, che è riuscito perfettamente nel suo intento di mandare un messaggio chiaro, emozionale e preciso, che indica la sofferenza che ogni studente sta provando.

Il suo testo d’amore alla Scuola ha colpito anche il Presidente della Repubblica Mattarella, che ha risposto al ragazzo. Ma non solo, anche altri personaggi e scrittori come Martina Colombari, Alessandro D’Avenia e Enrico Galiano.

Giacomo Bertò in una definizione: “Un ragazzo che ha dato vita alle emozioni scolastiche tramite le parole, sdoganando una volta per tutte il bisogno di scuola in presenza che hanno gli studenti di oggi

Questo il contenuto della lettera, pubblicata da La Stampa:

Cara scuola, ecco cosa mi manca di te

Sono Giacomo Bertò, ho 16 anni e frequento la terza liceo classico a Trento. In questi giorni di intontimento generale ho scritto una lettera come un innamorato alla sua amata: ho scritto una lettera alla scuola. Eccola.

Cara scuola, come stai? Spero meglio di come sto io. Di come stiamo noi. In molti si dimenticano di chiederlo, di interessarsi a cosa provano gli studenti. Quasi avessimo deciso noi di separarci da te, dalla normalità quotidiana. Invece, mai come ora che non ti abbiamo più, ti rivogliamo indietro. Ti rimpiangiamo. Troppo tardi? Spero di no. Ma quando ci rivedremo? Aprile? Maggio? Settembre?

Cara scuola, sapessi come ti hanno rimpiazzata! La chiamano “didattica a distanza”. Al posto del professore uno schermo, una voce. Parlano e noi, connessione permettendo, ascoltiamo. Ma la testa gira, va via, come i giga e il collegamento. La lavagna non c’è più. Non c’è il mio vicino di banco. Tutto è tanto, troppo lontano. Riprovi a concentrarti, fissi lo schermo, cerchi un sorriso nella webcam.

“L’apprendimento non può essere solo la somma di una quantità di nozioni, messe in fila; deve essere condivisione, coinvolgimento.” Lo dicono tutti. Ma come si fa così? E se non capiamo? Dove sono finite le alzate di mano? Gli sguardi dei prof, quelli dei miei compagni, il suono della campanella? Dov’è la mia bidella preferita? Le relazioni che fine hanno fatto? Cara scuola, prima ci lamentavamo delle troppe ore passate tra le tue mura, ora iniziamo quasi a sognarle. Ne capiamo il valore.

Era questo che dovevamo imparare signor Virus? Ok, ora basta però C’è anche chi si fa problemi per la valutazione… il “programma”. Ma non era scomparso il “programma”? Non erano le competenze a contare ora? Quante ne dobbiamo tirare fuori, in questa tragedia? Chi pensa invece ad arginare il nostro smarrimento, la nostra paura? I numeri servono, ma tu, cara Scuola, tu sei molto più! Sei centro di aggregazione, luogo d’incontro di anime ribelli dai volti brufolosi, dove ognuno scopre il suo piccolo spazio. Sei una palestra dove le nostre teste crescono, si confrontano, dove ci si innamora, si sogna, si cresce.

Non sei un edificio chiuso. Sei un mare di opportunità rubate. Siamo noi o sei tu scuola che devi adattarti a questa situazione? Per fortuna qualcuno ha capito che questo inarrestabile susseguirsi di drastici avvenimenti ha lasciato spaesati anche i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine. Che anche noi stiamo perdendo amici e parenti, che anche noi non siamo felici di questi giorni, che sembrano tutti uguali. E no, non sono vacanze, mi piacerebbe fosse chiaro questo!

Cara scuola, ci manchi… Mi manchi! Non ci siamo nemmeno salutati. Quest’anno niente lacrime degli studenti di terza media al suono dell’ ultima campanella: io ne avevo versate così tante con la mia mitica 3D! Rimarrà un vuoto dentro, mancherà l’urlo di liberazione allo scadere dell’ultima ora, gli abbracci con i prof preferiti, con i compagni, gli arrivederci e la consapevolezza che dopo tante fatiche verrà l’estate, avrà i nostri occhi…

E ora invece, cosa verrà? Cara Scuola, non ci dimenticare. Prenditi, come sempre, cura di noi.

3 thoughts on “Studente dell’anno 2020, assegnato a Giacomo Bertò lo #yea20

  1. Anna Giuseppina Ilario ha detto:

    Fiera di fare i complimenti a questo ragazzo che ha saputo dare voce ad un disagio condiviso da molti studenti, ma anche da molti insegnanti. Molte persone che hanno denigrato la scuola dovrebbero leggerla.
    Io come ex insegnante, ma come insegnante per sempre ti ringrazio per questo grande riconoscimento che vale molto di più dei regali di Natale. Grazie

  2. Gianluca Santuz ha detto:

    Giacomo e’ una persona speciale con cui ho la fortuna di essere entrato in confidenza. Dopo la lettera alla scuola ha regalato spunti di riflessione condividendo le sue emozioni attraverso le pagine del suo primo libro:”jacky c’e’ ” che consiglio a tutti di acquistare e leggere.

  3. Giuliana ha detto:

    Abbiamo avuto la fortuna di conoscere Giacomo in vacanza, non passava inosservato i suoi modi e la sua gentilezza spiccavano in modo evidente! Giuly Fabio

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